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Chi Siamo
il dopo guerra
Nell'antica terra siciliana, nella città di Catania cosi ricca di legami con l'antichità, dai Greci ai Romani, dai Bizantini agli Arabi, agli Svevi, per citare solo alcuni, la risiede anche una feconda e pregnante modernità, una capacità di dare taglio raffinato e imprenditoriale ad attività attuali, di commercio e produttività.
La Gegomotor è la situazione "produttiva" alla quale accenniamo, Duilio Gego è l'imprenditore alla guida di tale realtà, la Sicilia è il teatro del loro successo.
La seconda guerra mondiale era all'epilogo! I bombardamenti avevano aperto ferite che sembravano insanabili tra le belle vie settecentesche di Catania danneggiando i preziosi edifici barocchi del cuore cittadino, a prima vista irreparabilmente, ma presto a tutto ciò sarebbe stato restituito l'antico lustro.
Gli anni seguenti avrebbero visto sorgere una nuova città oltre le mura che limitavano l'antica, ed edifici ultramoderni avrebbero sfidato un recente passato di distruzione con un solido presente ed un futuro di benessere.
In quest'atmosfera fiduciosa e frastornante, che non dava il tempo di ricordare, né quello di pensare al domani,nascevano i primi rappresentanti della generazione dalla breve infanzia, dalla giovinezza alacre e ottimista, dall'età adulta nel benessere e nei nuovi fervori sociali.
Duilio Gego appartiene a questa generazione,quella che ha conosciuto il più lungo periodo di pace che la nostra storia ricordi.
Gego sostiene di ricordare della sua infanzia più sensazioni che episodi. In particolare, dell'assoluta spensieratezza di quegli anni, non ha memoria. Non ci si deve meravigliare! I genitori di allora non erano troppo generosi, neppure con i bambini, nel concedere tempo da impiegare in maniere poco produttive. Il concetto stesso di "passatempo" era considerato offensivo, uno scandaloso improperio, un oltraggio a chi lavorava, produceva, costruiva.
Gego non ha mai conosciuto né l'ozio, né la noia. Crescendo le sue giornate si vanno diversificando da quelle dei suoi coetanei, soprattutto per la sua grande insofferenza per l'inoperosità.
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